La chiamata dell’Ayurveda
Mi svegliavo sempre con la sensazione di stare “buttando” il mio tempo e le mie energie in un qualcosa di futile: sveglia presto, colazione di fretta, lavoro per metà della giornata, lezione di pilates, doccia e scrolling pre nanna dei social media. Ogni giorno la medesima storia, la solita tarantella.
Niente era apparentemente sbagliato: un buon lavoro con uno stipendio sicuro, vicino a casa e con una posizione “da responsabile” che mi permetteva di avere un buon raggio di azione e di libertà. Dall’esterno la mia vita quotidiana pareva un sogno: tanto lavoro, guadagno e possibilità di scelta.
Eppure io vedevo tutto scuro, sfocato, come se il flusso della vita mi avesse inghiottita. Il mio corpo si stava ribellando con una forza sempre più prorompente, dolori di stomaco, bruciore gastrico, costipazione, non avevo più nessuna voglia di uscire o di investire il mio tempo in attività che prima reputavo divertenti o nei miei hobby. Fondamentalmente ero una macchina da lavoro.
Avete presente quella sensazione di staticità, in cui tutto dentro di te è immobile, nonostante attorno ci sia un movimento continuo? Ecco, la mia quotidianità era esattamente così.
Questa situazione mi ha portata a chiedermi se ci fosse un modo per tornare alla realtà, se esistesse una chiave per aprire una porta della guarigione… Può sembrare una sciocchezza, ma quando meno te lo aspetti le cose accadono o meglio dire che quando sei pronto ad accogliere, qualcosa arriva. Una sera, in uno dei miei soliti momenti di scrolling sui social, inizio a leggere informazioni interessanti riguardo a una scienza di cui non avevo mai sentito parlare: l’Ayurveda. Praticavo già yoga e meditazione a livello amatoriale, non con la costanza che ci sarebbe voluta.
L’ultima piccolissima scintilla dentro di me, che cercava di urlare a gran voce, mi ha spinto a non ignorare questo incontro, ma di approfondire, dopo diverso tempo a ragionare su questo nuovo mondo, intraprendo il mio percorso di studi con l’accademia Hale Pule in “Consulente di Nutrizione Ayurvedica” e i mesi a seguire sono per me una scoperta impagabile. Anche la cucina, che a causa del mio lavoro, era diventato un luogo triste e apatico, ha ripreso forma e con lei la mia voglia di imparare e sperimentare. Ho imparato che cucinare è un atto di amore in primis verso se stessi, che va rispettato e coltivato, che il cibo è reale medicina.
Non esistono scorciatoie, la strada è lunga e tortuosa, ma esiste ed è pronta ad accoglierti.